Cáceres

A Cáceres con José Pizarro

A volte anche i programmi migliori si complicano, ma quando c'è di mezzo il simpatico chef José Pizarro sembra che questa sia quasi una consuetudine. Fiona Dunlop parte per un viaggio alla scoperta dell'Estremadura con lo chef londinese...

Iperattivo, si sposta alla velocità della luce tra i suoi tre ristoranti di Londra, la sua città di origine, Cáceres, e, infine, Talaván, il paese della sua famiglia. Perché, pur vivendo a Londra da 15 anni, rimane molto attaccato alle sue radici. Sono diventata l'ombra del famoso chef nel corso di un frenetico week-end alla scoperta dei suoi posti segreti a Cáceres, una magnifica città, dichiarata Patrimonio dell'Umanità, che ha detenuto il titolo di Capitale spagnola della gastronomia nel 2015. Circondata dalle vaste pianure dell'Estremadura, l'antica cittadina murata trasmette austerità e nobiltà. La città, armonica, piccola, orgogliosa , ma senza ostentazione, culmina nelle sobrie torri rinascimentali epullula di piazze e cortili acciottolati., . Si avverte il senso di una storia distintiva, fatta di feroci battaglie contro i Mori e del ritorno dei Conquistadores carichi di bottini provenienti dal Nuovo Mondo.

A cura di Fiona Dunlop

  • 1 UN PRIMO TAPEO
  • 2 PRELIBATEZZE DELL'ESTREMADURA
  • 3 IL RINTOCCO DELLE CAMPANE

UN PRIMO TAPEO

Scopro quasi subito che un tapeo in compagnia di Pizarro va molto più per le lunghe rispetto alla consuetudine spagnola e il ritmo è scandito dal suo edonismo epicureo e dalla sua socievolezza. La prima sera, nel percorrere i vicoli fiancheggiati da pareti rosso-ocra e di granito grigio, resta visibilmente incantato, soffermandosi su dettagli, stemmi, tetti illuminati da riflettori e bar nascosti. Sembra di essere tra tanti set di teatri illuminati e, sì, c'è anche il cast. Ricordo ancora il centro storico di Cáceres di una decina di anni fa come un museo e deserto, ma i tempi sono cambiati e oggi le strade pullulano di gente che esce dai locali che servono tapas, che scompare nei giardini murati di bar per sorseggiare un cocktail o che si infila all'interno di un palazzo che ha iniziato una seconda vita. Il re di questi ultimi è La Cacharrería (c/ Orellana 1), luogo in cui si fondono in modo straordinario stile barocco e moderno, il che si adatta perfettamente alla Cáceres zeitgeist. Lampadari dalle luci abbaglianti su soffitti dipinti a mano, gruppi di Vergini scolpite accanto a vetrine di farfalle, pavoni impagliati accanto a mobili moderni. Juan Miguel Arroyo e Alberto Barroso sono le menti geniali che astutamente uniscono la vendita di eccentrici oggetti di antiquariato a una sofisticata selezione di tapas. Stando alle chiacchiere di José. Per un cambio di scena, scendiamo fuori dalle vecchie mura verso l'immenso porticato di Plaza Mayor e troviamo n piccolo e moderno tapas bar, Minerva (Plaza Mayor 26).  

«Il primo ristorante dove ho iniziato a lavorare era proprio qui dietro, anche se ormai è andato da tempo», mi dice José. Qui lo chef mi vuole far degustare un carpaccio di retinto, uno speciale manzo dell'Estremadura, in questo caso, accompagnato da more e foie gras, così come una classica carrillada, o del guanciale di maiale iberico brasato. Desidera anche tornare in uno storico ristorante dove di solito cenava con il defunto padre. Si tratta di El Figón de Eustaquio, fondato nel 1947 nella splendida Plaza de San Juan, dove le palme competono con i tapas bar(o taperías come li chiamano i Cacereños). Qui si trova anche il mio hotel, il Palacio de Oquendo, un altro palazzo del XVI secolo finemente ristrutturato. José naturalmente conosce il proprietario di El Figón che ci riserva un tavolo all'esterno, dove ci sistemiamo con un ottimo rosso Ribera del Guadiana, un piatto di Jamón Ibérico de Bellota dalle colline di Montánchez e un'insalata insolita di pernice marinata.

PRELIBATEZZE DELL'ESTREMADURA

José rimane fedele al locale pimentón de la Vera (paprika), così come all'olio d'oliva a marchio Vieiru, alle lenticchie, alla Torta del Casar (formaggio di pecora così oleoso da essere servito con un cucchiaio) e a tutti i tipi di salsicce e chorizo. I barattoli di polline sono un'altra dipendenza personale, insieme al miele aromatico dell'Estremadura che egli utilizza nei condimenti per l'insalata. Il giorno dopo ho trovato la charcutería preferita dello chef: Gabriel Mostazo, fondata nel 1967, e una grotta di Aladino per i prodotti della regione, che includono un eccellente spumante cava, che successivamente ho degustato. Il nome della cantina, Via de la Plata, si riferisce alla vecchia rotta commerciale e di pellegrinaggio che si estendeva da Siviglia a Cáceres e a nord verso il Cammino di Santiago, un evidente simbolo del fervore cattolico della regione.

IL RINTOCCO DELLE CAMPANE

Il ​​centro storico è ancora, infatti, un alveare di attività ecclesiastiche e conta diverse chiese e cinque conventi attivi. In uno di questi ultimi, seguendo il consiglio di José, recito la mia Ave Maria e compro una scatola di biscotti alle mandorle passando perun piccolo cancello.

Anche Santa María, la cattedrale gotico-rinascimentale, si aggiudica l'approvazione di Pizarro, e i suoi altissimi archi sono superbi, ma anche i rintocchi delle campane lo hanno affascinato. Salgo una scala a chiocciola stretta fino al campanile, dove, inaspettatamente, oltre le enormi campane di bronzo del XV secolo, posso godermi una vista mozzafiato sul centro storico, ma anche verso nord, sulle vaste pianure. Come presto imparerò, in quella direzione si trova anche il paese di Pizarro, distante solo 30 km. Il tempo sembra essersi fermato qui, alla Casa de las Veletas (ora il magnifico Museo de Cáceres). Oltre alle stesse imponenti mura, è sopravvissuta sorprendentemente un po' di storia romana e musulmana, ma ecco l'eccezione: i molteplici archi a ferro di cavallo della aljibe sotterranea (cisterna), una struttura Almohade dell'XI secolo, costruita da resti di colonne romane che si staglia tra ombre d'acqua. Andate presto a visitarla per ritrovare voi stessi in questa suggestiva cornice.


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