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Localizzazione

Comunità Autonoma:
Melilla

Melilla

Melilla, il sapore del Mediterraneo occidentale ed orientale

L’Antica Rusadir dei fenici, emporio commerciale che difende di essere spagnolo prima ancora che la Navarra fosse annessa alla Corona di Castiglia (un secolo e mezzo prima che il Rossiglione fosse francese e quasi tre secoli prima che esistessero gli Stati Uniti d’America), è una città cosmopolita. La città fu conquistata dai Re Cattolici dopo la conquista di Granada, per stabilire sull’altro lato dello Stretto delle basi che fungessero da avamposti sentinella contro le possibili invasioni provenienti dalle coste del Nord Africa.

A Melilla convivono spagnoli, arabi, ebrei ed indù e si celebrano sia le feste cristiane (Epifania, Pasqua, festa della Madonna del Pilar, Natale) che quelle musulmane (Ramadán, Festa del Sacrificio, nascita del Profeta Maometto), quelle ebraiche (il Purim, il Pesaj, il Shavuot, il Rosh haShana, lo Yon Kipur, il Sukkot) o quelle indù (Lala-Loi, Uttran Holy – festa dei colori che ha luogo il 15 aprile - Rama Nomi, Raksa Bandam, Yanam Mastimi, nascita di Gandhy e Deepwali).

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Varietà di cucine La presenza di diverse culture comporta l’esistenza di cucine diverse, che si manifestano quotidianamente e che raggiungono il loro massimo splendore durante la celebrazione delle feste di ognuna di queste culture.
Ispani e mediterranei sono: il caldero di pesce, con coda di rospo, gallinella, cappone e gamberi, cotti con un battuto d’aglio, peperoni secchi e prezzemolo e una insalata di peperoni e pomodoro; la cazuela di coda di rospo alla Rusadir, che ricorda tempi passati; il pasticcio del pescatore, elaborato con vari pesci, fra i quali no mancano mai la coda di rospo, l’aguglia, i gamberi e gli scapi, che si tagliano a pezzetti e si fanno cuocere a bagnomaria, si impastano come un pasticcio con mollica di pane, vino profumato di Jerez, pepe in polvere, panna e uova e si decorano infine con maionese e con gamberi e scampi interi; oppure la seppia con i ceci, leggero bollito peschereccio.
La cucina berbera ci offre i pinchosmorunos (spiedini di carne speziata) d’agnello, insaporiti con zafferano, cumino, peperone, paprika, prezzemolo e coriandolo; il gustosissimo e tipico cous-cous, che unisce la carne d’agnello a pezzi con ortaggi e spezie; la pasta corta al corinto, interessante piatto elaborato con pollo, cipolle, olio, spezie moresche, cannella, prezzemolo, aglio, uvetta, prugne secche, zucchero e mandorle.
Le samosa indù, piccole e deliziose frittelle, croccanti, triangolari, ripiene di una pasta fatta con patate, piselli, cipolla, coriandolo fresco e secco, cumino e succo di limone.
Il pesce cocho (deriva forse da cosher?) di origine ebraica è un piatto delizioso, elaborato con pesci dalle carni dure (cernia, coda di rospo, corvina) che si tagliano a dadini, si condiscono con sale, paprika, aglio e coriandolo e si cuociono insieme a peperoni e pomodori, in un po’ di brodo vegetale, fino a quando il liquido non si consuma. È anche ebraica la cosiddetta tortilla de colore, una frittata nella quale si alterna il giallo dell’uovo al verde dei pomodori, il rosso della carota e il bianco del purè di patate.

Convivenza di culture Con biscotti ebrei, peperoni e carote marocchine, spezie indù e lingua di vitello si prepara uno squisito stufato, chiamato delle “Quattro Comunità”, che oltre ad essere molto buono è un emblema della convivenza di queste culture.
Esiste un pasticcio di arance, elaborato con questo frutto. Con la polpa e qualche chiodo di garofano si prepara una marmellata che si usa per riempire le bucce vuote fino a un terzo. Poi si aggiunge fino all’orlo una specie di crème caramel e si decora il tutto con meringa, fatta di albumi d’uovo montati insieme allo zucchero, e mandorle in polvere. Si lascia raffreddare in frigo e si aggiunge un po' di cannella in polvere prima di servire.
Nel ristorante Los Salazones, il viaggiatore potrà degustar il sapore della cucina di Melilla. Los Salazones, con un ampio menù di pesci e frutti di mare, è stato qualificato come economico dalla guida CAMPSA.

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